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Le masserie del territorio a Nord di Lecce Il territorio compreso tra Lecce-Squinzano-Casalabate e S. Cataldo era, un tempo, occupato da estesi possedimenti feudali per la maggior parte di proprietà di ordini religiosi. Aurio, Cerrate, S. Marco, S. Ligorio e il feudo di S. Giovanni o dell'Abatessa non erano soltanto entità geografiche ma fonti di cospicui guadagni. Su questi feudi si organizzò, a partire dal XV secolo, un fitto tessuto insediativo costituito prevalentemente da masserie fortificate, un sistema abitativo dello spazio rurale che per secoli ha dovuto fare i conti con le sanguinose e terrorizzanti incursioni piratesche. La fitta boscaglia a ridosso del cordone dunale (la foresta di Lecce) costituiva un sicuro nascondiglio per i pirati turchi che approdavano sulla costa adriatica salentina, e da quella fitta leccese gli assalti alle numerose masserie erano continui ed immediati.
MASSERIA RAUCCIO Ai margini di un lembo residuo della "Foresta di Lecce", nell'antico feudo di San Marco, sorge l'importante complesso masserizio di Rauccio, che nel Catasto onciario di Lecce, del 1755, troviamo riportato tra i beni del "Convento della S.ma Annunciata dè P.P. Predicatori fuori le Mura di Lecce". Dell'impianto edilizio originario resta soltanto l'edificio-torre e la colombaia cilindrica, mentre dei rustici e delle capanne che chiudevano due lati del cortile non rimane nessuna traccia. Tipica "masseria da pascolo", dove ovini e bovini potevano disporre di un terreno macchioso di oltre 150 tomoli, con un lecceto e con diverse "paludi con gionchi". Della vicina chiesetta, databile ai primi del XVII secolo, restano soltanto alcuni brandelli dei muri perimetrali, ma i frammenti dell'altare testimoniano la ricchezza del monumento, che costituiva il punto di riferimento religioso per i contadini del feudo di San Marco. Recentemente restaurata è in gestione del W.W.F. che svolge attività di educazione ambientale nell'omonimo attiguo bosco che rappresenta una significativa testimonianza della "Foresta di Lecce".
  MASSERIA LI RONZI Faceva parte del feudo di S.Giovanni, al quale, nel '700, pagavano decima Pascale e Pietro Nicola Cerasini, che della masseria ne erano proprietari rispettivamente per due terzi e per un terzo dell'intero territorio. Consisteva in 64 tomoli di terreno seminativo e 379 tomoli di terreno macchioso che si estendeva fino alla "marina della Rinalda" e comprendeva una "padulaper curar lino, ed altre, dove nasce il giunco e pelillo, parte della quale decimabile e parte franca". Una tipica torre-masseria, dove l'edificio-torre, munito originariamente di scala esterna con ponte levatoio, costituiva il punto di riferimento di tutte le attività agrofondiarie. L'abbandono e il degrado hanno fatto perdere alla torre la sua originaria monumentalità espressa anche dalla serie di caditoie delle quali si intravvedono soltanto le mensole.
MASSERIA MELCARNE Una tipica torre-masseria che si evolve per diventare "Casinoper comodo di detta masseria". Databile tra la fine del XVI e i primi del XVII secolo, l'edificio turriforme si arricchisce, verso la metà del '700, di un balconcino poggiato su robuste mensole che consente un affaccio al vano ammezzato ricavato nell'ampio locale del piano superiore. Le due colombaie a base quadrata che affiancano la torre impreziosiscono il complesso masserizio che, ancora verso gli anni Venti, doveva presentarsi come una tipica dimora per la villeggiatura, circondata da orti e giardini. Il 1653 la masseria fu venduta da Filippo Prato (figlio di Leonardo Prato) al napoletano Giulio Pepe, barone di Surbo, per 1.636 ducati. Nel Catasto onciario di Surbo, del 1741, la troviamo riportata tra i beni della famiglia Severini.
MASSERIA MONICELLI Anche questo complesso masserizio faceva parte del feudo di Cerrate. Già di proprietà di Bemardino Cigala, nel 1755 la troviamo registrata tra i beni del Ven.le Convento di S.Giovanni d'Ajmo dell'ordine dei Predicatori e consisteva in: "curti, Torre, molino, Giardinello,puzzo e chiusure seminatorie e olivate" con un totale di 7.328 alberi d'olivo. Trafugati gli stemmi e la statua che arricchivano il prospetto, distrutta quasi completamente la cappella del 1785, in grave stato di degrado il grande trappeto sotteraneo, dell'originario complesso edilizio si conservano soltanto le strutture dell'edificio turrifome munito di caditoia a doppia bocca che difende il portone d'ingresso alla corte. Altre caditoie sono poste a difesa delle aperture del prospetto che affaccia sulla corte. Una serie di locali, alcuni di epoca recente, separa la corte da un ampio giardino-frutteto in completo stato di abbandono.
MASSERIA PROVENZANI Faceva parte del feudo di Cerrate e nel Catasto onciario di Lecce, del 1755, la troviamo riportata tra i beni di Giuseppe Lombardi della"Città di Ojra". Dell'edificio palazziato si possono ancora individuare i volumi della torre che originariamente era munita di scala esterna con ponte levatoio. Dall'intricato disegno dei recinti emerge una monumentale costruzione trulliforme in pietra a secco, mentre poco distante dal fabbricato s'innalza maestosa la torre colombaia. Nella "Pianta del Territorio e Feudi sottoposti alla Giurisdizione della Terra di Squinzano", disegnata dal Chimenti nel 1761, la masseria viene riportata col toponimo "Prudenzani" ed è rappresentata con una torre e due capanne adiacenti, è evidente, quindi, che il complesso edilizio viene ampliato verso la fine del Settecento configurandosi come una tipica masseria-casino.
MASSERIA GHIETTA È una delle sedici masserie che troviamo riportate nella Platea di S.Maria a Cerrate, dove viene registrata col nome di "Celonisi Grandi oggi Ghetta". Il fabbricato si sviluppa sui lati della strada vicinale Trepuzzi - masseria Ghetta-Cerrate ed è caratterizzato dalla massiccia torre a due piani con scala esterna munita di ponte levatoio. Il sistema difensivo, oltre il ponte levatoio esterno, è formato dalle caditoie, dal camminamento di ronda che si sviluppa su tutti e quattro il lati del terrazzo e dalla scala a pioli che si addossa alla finestrella che porta al piano superiore. Il 1710 la masseria era pervenuta alla Regia Corte "ad istanza dei ereditori di Diego Tafuri". Nell'atto notarile (notBiagio Mangia, atto del 15/10/1710, in AS.L., 46/66), la masseria vine così descritta: "In primis la parte della chiusura nominata lo Mieddo con albori d'olive di macine quaranta circa infronda; e più un'altra chiusura nominata lo campo di mezzo con terre seminatorie di tumolate quattro in circa et arbori d'olive di macine trenta in fronda circa- E più unaportione di una chiusura nominata l'avanzate di terre seminatorie di tomolata sette circa con albori d'olive di macine diece in fronda; e più tre portioni del trappeto sito dentro li curti di detta massaria atteso l'altra porzione è dè R.R. P.P. Teatini di Lecce, e della Sig.ra Aurelia Tafuri dell'istessa città. E più curti con forno, capanne et altre case dentro detti curti diruti, pozzo con il ius beverandi tantum a beneficio di detta Sig.ra Aurelia Tafuri. E più tre camere basse con un camerino site dentro detti curti, e più un altro camerone sotto la lamia della Torre sito dentro detti curti. E più un giardino dietro dette tre camere basse con camerino con diversi albori comuni dentro. E più una cappella sotto il titolo di S.Maria degli Angioli". Dalla regia Corte la masseria fu comprata per 3.200 ducati dal leccese Angelo Sementi. Nel Catasto onciario di Lecce la troviamo riportata tra i beni di Alessandro delli Falconi, con "una quarta parte del trappeto" di proprietà del Ven.Convento di S.Teresa dei P.P. Carmelitani scalzi.
VI SEGNIALIAMO IL PERCORSO 1 - Masseria Paladini Piccoli: databile alla fine del XVII secolo di essa si nota subito la maestosa torre colombaia cilindrica provvista di finestra dalla quale si accedeva, tramite scala a pioli, alle rampe di scala interne alla muratura che portavano dove nidificavano i colombi. Vicino alla finestra si nota un vuoto in cui era situato lo stemma dei Guarini in pietra leccese.
Percorso: sulla Lecce-Torre Chianca, 8° km a sinistra per Casalabate, ad appena 1 km si nota il complessoMasseria Rauccio: consiste ormai in parti di una cappella e una colombaia cilindrica posta a poca distanza dalla torre; nel 1775 questa masseria era di proprietà del Convento della SS. Annunciata dei P.P. Predicatori fuori le mura di Lecce. Attiguo ad essa vi è un contesto ambientale che richiama ciò che fu il Bosco di Rauccio. Percorso: sulla stessa strada, poco prima dell'incrocio Surbo-Torre Rinalda, si imbocca una strada di campagna che porta direttamente alla masseria.
- Masseria Barrera: le due torri affiancate le conferiscono subito un aspetto massiccio. Poco distante si intravede il fabbricato della Masseria Mendule, anch'essa massiccia con una bella torre colombaia.
Percorso: dalla Masseria Rauccio si ritorna sulla strada asfaltata, arrivati alla Surbo-Torre Rinalda si svolta a sinistra per Surbo. La Masseria Barrera si troverà sulla sinistra.
- Masseria Coccioli: anche se in avanzato stato di abbandono, la masseria testimonia ancora l'importanza di questo tipo di insediamenti rurali. I ruderi della cappella, l'elegante vera del pozzo e la colombaia cilindrica con il singolare parapetto riportano il visitatore ad un periodo florido dell'economia agricola salentina.
Percorso: sulle strade Surbo-Torre Rinalda e Trepuzzi-Torre Rinalda si trovano cinque masserie non tanto distanti l'una dall'altra: Barone Vecchio, Li Ronzi, Monacelli , Giampaolo e Coccioli. Masseria Ghietta: l'importanza dell'insediamento (XVI secolo) è resa dalla presenza di una massiccia torre a due piani e un'elegante chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli. Percorso: raggiunto l'incrocio Squinzano-Torre Rinalda saliamo per Squinzano e a circa 2 km incontreremo l'importante complesso di Santa Maria di Cerrate (sede del Museo delle Tradizioni Popolari). Continuando poi per Squinzano incontriamo una strada di campagna sulla sinistra, in circa 2 km arriveremo alla Masseria Ghietta.
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